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martedì 30 marzo 2010

CONSIGLIO REGIONALE DELLA PESCA: PRESENTATO MEMORANDUM PESCA


Si pubblica, di seguito, il "MEMORANDUM PESCA" presentato nel corso della seduta straordinaria del Consiglio Regionale della Pesca alla presenza della Commissione Pesca del Parlamento Europeo.
Il Documento contenente le proposte per il Parlamento Europeo è stato redatto da Ugl Agroalimentare Sicilia di concerto con Federcoopesca Sicilia ed il Rappresentante della pesca artigianale in Sicilia.

PARLAMENTO EUROPEO COMMISSIONE PESCA

CONSIGLIO REGIONALE PESCA

Seduta Straordinaria


MEMORANDUM PESCA


Palazzo dei Normanni


Palermo, 30 marzo 2010


INDICE


1. Il quadro di riferimento ….. 3

2. Alcune considerazioni critiche e prospettiche …..3

3. Appunti e proposte su specifici attrezzi da pesca …..5

4. Conclusioni e saluti …..7


1. IL QUADRO DI RIFERIMENTO

Nel ”Rapporto annuale di esecuzione del FEP” emanato nel giugno 2009 dalla Direzione Generale della pesca marittima e dell’acquacoltura del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è emerso come l’attuazione dell’Asse 1 nel corso del 2008 non è stata completa e non ha coinvolto tutte le misure contenute nel Programma Operativo e previste dal Fondo Europeo della Pesca.
Le cause di questo ritardo nel dare completezza all’avvio dell’Asse 1 sono state addebitate alla grave situazione di emergenza in cui versava la flotta da pesca italiana a causa del caro gasolio per le enormi difficoltà riscontrate nel rendere economicamente appetibili ed immediatamente fruibili le misure diverse da quella di arresto temporaneo.
La crisi del gasolio, infatti, ha reso necessario un intervento tempestivo e prioritario da parte della Pubblica Amministrazione, in coerenza e con il supporto garantito con il Reg. (CE) n. 1198/2006 e con il Reg. (CE) n. 744/2008, che desse immediato supporto agli operatori del settore evitando la fuoriuscita dal settore a causa del fallimento della loro attività economica.
A tal uopo, il Rapporto ha sottolineato che la flotta da pesca italiana non ha alcuna somiglianza con quelle dei Paesi nordici e continentali dell’Unione Europea in quanto è costituita per la gran parte da piccole imbarcazioni la cui attività si regge su equilibri economici molto più fragili e sensibili agli shock avversi come il caro gasolio.
In un Paese come l’Italia le misure che potevano costituire un sostegno agli operatori del settore hanno quindi dovuto avere necessariamente una corsia preferenziale rispetto alle altre.
Anche volendo attribuire un peso relativo a quella che si presentava come un’emergenza
nazionale non bisogna comunque dimenticare che il successo dell’attuazione di una misura
dipende da molteplici fattori ed il principale di essi è l’appetibilità economica della misura
stessa.
Il quadro descritto dal Rapporto del MIPAF evidenzia alcuni limiti nella strategia adottata dall’UE negli scorsi anni sul Mediterraneo, incapace di invertire una caduta a picco della redditività delle imprese di pesca con un innalzamento della fuoriuscita dei lavoratori dalla filiera ittica.

2. ALCUNE CONSIDERAZIONI CRITICHE E PROSPETTICHE

E’ per queste considerazioni che rivendichiamo un cambio di rotta della politica comunitaria nel Mediterraneo.
I contenuti della Politica Comune della Pesca che regolamenteranno la filiera su tutto il territorio europeo dovranno essere incentrati sulle misure socio-economiche combinate a quelle di conservazione delle risorse del mare.
L’uomo in quanto lavoratore deve essere posto al centro delle dinamiche decisionali, siamo consapevoli della necessità di regolamentare lo sforzo di pesca, ma occorre, rispetto alle scelte del passato da parte dell’UE che hanno prodotto scarsissimi effetti, assegnare pari dignità alla garanzia di un reddito equo e sostenibile per il pescatore e la propria famiglia.
La politica di arresto definitivo è condivisibile nella misura in cui saranno parallelamente individuate altrettante misure di supporto e sostegno al reddito con indubbi sacrifici in termini di impegno finanziario da parte dell’UE.
Dietro ogni demolizione di una imbarcazione da pesca si cancella la storia di un gruppo umano altamente specializzato ed il mestiere di tanti decenni, con la conseguente necessità di trovare una risposta al pescatore disoccupato.
Ecco perché accanto alla scelte di conservazione delle specie ittiche e di tutela dell’ambiente marino occorre introdurre strumenti efficaci di contrasto alle nuove forme di povertà come l’ammortizzatore sociale per 12 mesi, estensibile a 24, accompagnato da una concreta politica attiva del lavoro attraverso percorsi di orientamento, formazione e riqualificazione del pescatore licenziato allo scopo di ricollocarlo nel settore o incentivarlo ad altra forma di occupazione.
E’ in tale direzione che esprimiamo serie perplessità in ordine al mantenimento di una massiccia politica di arresto definitivo dell’attività di pesca, attesa la mancanza di chiarezza sull’utilizzo di strumenti di supporto al reddito dei pescatori licenziati e di ricollocazione con adeguati percorsi di orientamento e riqualificazione professionale, nonché di un piano straordinario di investimento verso natanti ad basso impatto ambientale ed altamente tecnologici e verso impianti a terra (trasformazione, acquacoltura, etc.) per la standardizzazione delle produzioni ittiche certificabili.
La pesca siciliana è soffocata non solo dalle restrizioni comunitarie ma anche dalla scarsa informazione, dalla mancanza di politiche formative in favore dei nostri pescatori siciliani che no reggono il confronto con i propri colleghi europei; oltre alla carenza di incentivi di natura creditizia e fiscale (credito d’imposta, etc.) . L’attuale applicazione di norme molto restrittive sulle quote di pescato, sulle modalità e tempi di pesca, hanno contribuito ad amplificare le conseguenze di una crisi strisciante sia per la classe imprenditoriale che, conseguentemente per i lavoratori dipendenti.
in merito alla pesca illegale occorre attivare mezzi efficaci di contrasto al fenomeno che danneggia non solo in termini socio-economici il settore, ma anche per l’impatto sul delicato sistema marino.
Intanto è opportuno applicare le norme sulla tracciabilità del prodotto anche all’attività di pesca dei diportisti, i quali potrebbero essere obbligati ad iscriversi in un apposito albo tenuto presso le Regioni, nonché rispettare le misure minime di sicurezza.
La gestione, attraverso i Piani di gestione della fascia costiera, dei tratti di mare affidati a Consorzi di pescatori con la presenza di diportisti potrebbe essere uno strumento di contrasto al fenomeno della illegalità.


3. APPUNTI E PROPOSTE SU SPECIFICI ATTREZZI DA PESCA

Che il settore stia attraversando un periodo di crisi profonda oramai questo è sotto gli occhi di tutti ma che l’emanazione di alcuni Regolamenti Comunitari hanno di fatto segnato la fine delle Imprese di Pesca di tutto il Meridione d’Italia, questa sembra sia una cosa voluta.
Precisiamo “sembra” perché sarebbe assurdo pensare che chi decide sulle sorti del futuro della pesca Comunitaria non abbia contezza di quali ripercussioni possa avere nel tempo una decisione rispetto ad un’altra sulle sorti delle imprese e delle migliaia di lavoratori del mare.
E’ chiaro e lampante davanti a tutti che a distanza di dodici anni dall’emanazione del Regolamento 1239/98 (attrezzo ferrettara definita quale rete da posta derivante ai sensi dell’art.11 dello stesso regolamento) questo non abbia fatto altro che generare disoccupazione e illegalità dovuta alla disperazione degli operatori del settore.
Che si sia esagerato nei tempi passati, riferendoci agli operatori, è sicuramente un dato di fatto ma chiudere completamente e fare fallire il settore della Pesca costiera è un assurdo.
Il riferimento va a quanti impiegano l’attrezzo cosiddetto “Ferrettara” che anno dopo anno hanno visto svanire la possibilità di risorsa economica a favore delle circa 400 imprese di pesca e purtroppo anche dei circa 2.000 pescatori che di fatto oggi rischiano il proprio posto di lavoro. Penso proprio che nel meridione questo non sia possibile, soprattutto se si esaminano i dati sulla disoccupazione e sulla crescita.
La limitazione imposta dal Regolamento sopra citato non nasce da una valutazione di impatto sulle specie protette, anche perché su questo tipo di attrezzo nessuno studio è stato finora attuato, ma si è voluto procedere sulla scorta di informazioni infondate che hanno dato vita all’emanazione dell’allegato VIII che vieta la cattura di talune specie ittiche ivi compreso il Pesce Spada.
Sarebbe stato utile e più consono un apposito studio su questo attrezzo per verificare quale incidenza lo stesso abbia nei confronti della specie protetta che dai pescatori è sempre stata salvaguardata.
Approfittiamo di questo momento di confronto per trasmetterVi quelle che sono le sensazioni sempre più concrete che oggi gli operatori del settore della pesca costiera avvertono e cioè quelle che se non si mette mano ad una rivisitazione di quel Regolamento vedrà ancora di più costrette le nostre Imprese di Pesca a licenziare i propri dipendenti riducendo i costi del personale e quindi di gestione per non chiudere l’attività patrimonio culturale delle marinerie.

A questo punto formuliamo delle richieste, certi che ne farete un buon uso:

1) Avviare un progetto di ricerca sull’attrezzo cosiddetto “Ferrettara” che ne determini una volta e per tutte quale incidenza lo stesso abbia nei confronti delle specie protette facendo salire a bordo dei nostri pescherecci i Commissari UE oltre la ricerca scientifica a Voi gradita;

2) Portare la lunghezza della rete a 5.000 metri con maglia 180 mm poiché sarebbe antieconomico sotto questa soglia di lunghezza;

3) I limiti di pesca per le miglia dalla costa devono essere quelle autorizzate in Licenza di pesca per ogni imbarcazione;

4) L’eliminazione dell’Allegato VIII, che ha dell’assurdo poiché rende completamente inutilizzabile detto attrezzo;

5) In attesa che si completi lo studio di settore sull’uso dell’attrezzo cosiddetto “Ferrettara”, prevedere una deroga all’allegato VIII per la cattura del pesce spada, del tonno e dell’alalunga per un periodo limitato tra il 1° maggio ed il 31 luglio.

I problemi certo non finiscono qui c’è da far constatare anche il fallimento che la Politica Europea ha avuto nell’emanazione del Regolamento n. 1967 del 21 dicembre 2006 del Mediterraneo che non ha saputo coinvolgere i ns. vicini paesi Africani che di fatto continuano con la loro Politica di pesca lasciando a noi i divieti imposti dai ns. Regolamenti che hanno allargato, i divieti imposti dall’allegato VIII al Regolamento 1239/98, anche ai cosiddetti “attrezzi da posta”.
Questo in sintesi ha significato che i nostri vicini di casa mediterranei pescano liberamente i prodotti ittici a noi vietati dai Regolamenti come per esempio il Pesce Spada e noi compriamo da loro quello che una volta pescavamo.
Insomma, oltre il danno la beffa.
Aggiungiamo a quanto evidenziato ciò che sta accadendo intorno alla pesca del Tonno che ha di fatto messo in crisi ancora di più chi usa gli attrezzi “Palangaro”, “Arpione” e “Lenze” che non avendo quota Tonno sono diventati anche loro illegali.
Ci si chiede quanto incide in una stagione di pesca la cattura del Tonno sull’attività svolta dalla piccola pesca?
Come si può considerare alla stregua delle altre attività la pesca con “Arpione” effettuata dalle FELUCHE (uniche al mondo tra Scilla – Bagnara Calabra e Messina)?
Gli interrogativi posti spingono alla necessità di dovere ragionare anche intorno all’attività di cattura delle FELUCHE e attuare politiche di salvaguardia per salvare dalla crisi anche queste Imprese di pesca che, di fatto, basano su questo tipo di cattura, in via esclusiva, la loro attività.


Formuliamo le nostre proposte in merito:

1) Riconsiderare le quote tonno a favore dei Palangari;

2) Aumentare le quote accidentali e non assoggettarle all’osservanza degli sbarchi autorizzati;

3) Dare la possibilità alle feluche di catturare senza limiti il tonno vista l’esigua quantità che ogni una di loro può pescare durante la stagione di pesca. Di fatto questo tipo di imbarcazioni lavora 5 mesi l’anno andando per il rimanete periodo in disarmo.
4) Introdurre precisi divieti alla pesca sportiva di cattura, sbarco e commercializzazione del tonno.

L’impianto complessivo del Regolamento per i Controlli all'attività di pesca 1010/2009, adottato il 22.10.09 e pubblicato sulla G.U. della UE, n. L 280 del 27 ottobre 2009 sembra commisurato alle esigenze delle imprese medio grandi della filiera, mentre in realtà il nostro indotto si qualifica per realtà microimprenditoriali; le quali vanno sostenute e tutelate
La pesca illegale, in particolare, sottrae risorse ingenti a quella legale e professionale depauperando senza controllo gli stocks ittici, falsando il sistema d'acquisizione dei dati di pesca e catturando esemplari sottotaglia e di specie protette o a rischio d'estinzione.Inoltre, immette nel mercato clandestino pesce al di fuori dei controlli e degli adempimenti sanitari, amministrativi e fiscali.Gran parte di questa situazione (che, a seconda della specie, incide anche sino al 20%) è dovuta anche alla presenza di bandiere di comodo nel Mediterraneo e alle attività di lobbyes internazionali specie per i grandi pelagici.


4. CONCLUSIONI E SALUTI

In conclusione, occorre che l’UE, attraverso il Commissario alla pesca, compia lo sforzo di riscrivere le regole poste a governo delle scelte economico-politiche non solo in materia finanziaria ma anche e soprattutto in tema di politiche sociali e del lavoro, ponendo al centro delle scelte i valori e la mediterraneità della pesca, guardando al partenariato con i Paesi del Magreb.
Il processo di cambiamento dovrà essere incentrato sulla qualità delle scelte, attraverso percorsi condivisi e incentrati sul dialogo sociale eticamente sostenibile.
La tutela del lavoro deve costituire il paradigma sul quale costruire politiche europee coerenti con la Strategia di Lisbona che mirino ad introdurre modelli di sviluppo solidali ed incentrati sul complessivo miglioramento della qualità di vita dei lavoratori.
E’ necessario modernizzare l’industria agroalimentare, ed al suo interno la pesca, attraverso l’innovazione tecnologica dei processi, l’internazionalizzazione dei prodotti e la valorizzazione delle fasce costiere in un percorso complessivo di rilancio della pesca artigianale incentrato sulla riscoperta del valore antropologico,turistico ed enogastronomico della risorsa mare.
Occorre incentivare la lotta contro le frodi, contro il lavoro irregolare, migliorando le condizioni di sicurezza dei pescatori operanti a bordo delle imbarcazioni da pesca come degli addetti impegnati nelle strutture a terra.
La Commissione Europea della Pesca ha il dovere di fornire risposte adeguate a chi opera nel settore, che rappresenta fonte di reddito ed occupazione (circa 20.000 addetti tra diretto ed indotto) indispensabile per la Sicilia martoriata dall’assenza di grandi industrie, garantendo produzione e occupazione, la pesca soffre il difforme quadro normativo rispetto della applicazione delle norme da parte di chi importa prodotto privo di elementi conoscitivi.
Puntare sulla competitività della pesca siciliana e meridionale è necessario ed imprescindibile, ma non è sui prezzi che si gioca la partita né sulla intrinseca qualità della specie ittica, semmai sulla cosiddetta “qualità di processo”.
La tracciabilità dei prodotti dal momento della cattura al consumo finale, la possibilità cioè per il consumatore di riconoscere in trasparenza l’intero percorso di filiera è determinante per porre a riparo il sistema dalle ingerenze esterne di una globalizzazione senza regole.

Salutando con immenso piacere la nomina del nuovo Commissario europeo alla pesca, non possiamo che sperare nella importanza che Ella saprà dare alle nostre richieste certi che comprenderà che da questo dipenderà la vita di molte Imprese di Pesca Siciliane e di conseguenza della conservazione dei posti di lavoro.
Fino a quando non saranno resi attuati i PGL in Sicilia che modernizzeranno la gestione degli specchi acquei nel rispetto dell’ecosostenibilità e dell’ambiente marino, si chiede la deroga all’applicazione del regolamento sui controlli per la pesca artigianale.
Con cordialità,

Rappresentante Pesca Artigianale
Consiglio Regionale Pesca
Sig. Francesco Salmeri

Rappresenta Ugl Pesca Sicilia
Consiglio Regionale Pesca
Rag. Antonino Accetta

Dott. Angelo Mancuso
Presidente Federcoopesca Sicilia

Dott. Giuseppe Messina
Segretario Regionale
Federazione Agroalimentare
UGL SICILIA

domenica 6 dicembre 2009

“LINEE PROGRAMMATICHE PER UNA PESCA RESPONSABILE"


FEDERAZIONE NAZIONALE AGROALIMENTARE
III° CONGRESSO NAZIONALE

“Superare la crisi – dialogo sociale – fermi sui diritti e sui valori”

Relazione del Segretario Federazione Agroalimentare Sicilia
Dott Giuseppe Messina

Roma
Hotel Cicerone – 3/4 dicembre 2009

Care colleghe, cari colleghi,

il processo di globalizzazione e l’internazionalizzazione dei mercati su scala mondiale hanno provocato effetti dirompenti sul piano economico e sociale, determinando il consolidarsi della cosiddetta “società liquida”.
La crisi prima che di ordine finanziario ha toccato la scala dei valori sulla quale si fonda la società italiana con il conseguente amplificarsi del divario tra fasce abbienti e ceti poveri della popolazione. Occorre riscrivere le regole poste a governo delle scelte economico-politiche non solo in materia finanziaria ma anche e soprattutto in tema di politiche sociali e del lavoro, ponendo al centro delle scelte i valori. Il processo di cambiamento dovrà essere incentrato sulla qualità delle scelte, attraverso percorsi condivisi e incentrati sul dialogo sociale eticamente sostenibile. La tutela del lavoro deve costituire il paradigma sul quale costruire politiche europee coerenti con la Strategia di Lisbona che mirino ad introdurre modelli di sviluppo solidali ed incentrati sul complessivo miglioramento della qualità di vita dei lavoratori. E’ necessario modernizzare l’industria agroalimentare, ed al suo interno la pesca, attraverso l’innovazione tecnologica dei processi e l’internazionalizzazione dei prodotti. Occorre incentivare la lotta contro le frodi, contro il lavoro irregolare, migliorando le condizioni di sicurezza dei pescatori operanti a bordo delle imbarcazioni da pesca come degli addetti impegnati nelle strutture a terra. Abbiamo il dovere di fornire risposte adeguate a chi opera nel settore garantendo produzione e occupazione, la pesca soffre il difforme rispetto della applicazione delle norme da parte di chi importa prodotto privo di elementi conoscitivi. Puntare sulla competitività della pesca italiana è necessario ed imprescindibile, ma non è sui prezzi che si gioca la partita né sulla intrinseca qualità della specie ittica, semmai sulla cosiddetta “qualità di processo”. La tracciabilità dei prodotti dal momento della cattura al consumo finale, la possibilità cioè per il consumatore di riconoscere in trasparenza l’intero percorso di filiera è determinante per porre a riparo il sistema dalle ingerenze esterne di una globalizzazione senza regole.
La legge 99/2009 all’art.18 prevede proprio l’attivazione di quelle le azioni a tutela della qualità delle produzioni agroalimentari e della pesca per contrastare le contraffazioni, rendendo obbligatorie le informazioni a tutele del consumatore.
Il nuovo regime di controlli nel settore della pesca, varato, lo scorso 20 novembre, dal Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura e della pesca dell’Unione Europea percorre proprio questa direzione perché riscrive le regole della PCP (Politica Comune Pesca) in tema di trasparenza gestionale lungo tutta la filiera della pesca.
Ripercorre i temi della trasparenza la recente conversione del Decreto-legge 25 settembre 2009, n.135, da parte di Camera e Senato, che introduce disposizioni in materia di fascicolo aziendale delle imprese di pesca che dovrà contenere i dati relativi agli impianti, alle quote, alle quantità di pescato, alle dotazioni strutturali, agli equipaggi ed agli esiti dei controlli, delle ispezioni e dei pagamenti effettuati nei confronti di ciascuna impresa o beneficiario, sulla scorta delle disposizioni impartite dalla Autorità di Audit di cui all’art. 58, paragrafo, lettera c) del regolamento (CE) n.1198/2006 (istitutivo del FEP).
Il fascicolo aziendale dovrà costituire un punto di forza per la nostra O.S. nella misura in cui sapremo organizzare nel territorio, attraverso lo strumento della Convenzione ministeriale, una rete capillare di Centri di Assistenza per la gestione dei fascicoli aziendali delle imprese di pesca. Per far questo diviene imprescindibile che Ugl Agroalimentare cominci a ragionare intorno alla grande opportunità di strutturarsi su tutto il territorio nazionale, mettendo a disposizione la forza della competenza, della profonda conoscenza delle dinamiche del settore e della passione nell’affrontare da sempre i cambiamenti della pesca italiana. Occorre puntare su una classe dirigente che possa rappresentare l’interfaccia operativa nelle marinerie, fornire adeguate risposte al pescatore che ha necessità di certezze in un contesto legislativo farraginoso che ha influito negativamente sulla perdita di competitività. L’esperienza in Sicilia dimostra che tanto può farsi, enormi sono gli spazi, la gente ha bisogno di dialogare, essere ascoltata, si aspetta da noi risposte certe. I risultati ottenuti in termini non solo di adesioni alla nostra O.S. ma anche di condivisione dei nostri progetti hanno posto Ugl Agroalimentare Sicilia al centro del dibattito regionale introno alle questioni che caratterizzano la crisi della pesca siciliana.
Diversi sono i risultati ottenuti in poco meno di 18 mesi di attività sul territorio a testimonianza che quando si è presenti sul territorio, nelle marinerie, attraverso il dialogo si riesce a conquistare la fiducia del pescatore.
In Sicilia è legge la formazione obbligatoria ai pescatori, frutto di un progetto di legge presentato dalla nostra O.S. in ARS ( Assemblea Regionale Siciliana) che è divenuto norma inserita nella legge approvata lo scorso 30 aprile dal Parlamento siciliano. Abbiamo animato il dibattito propedeutico per l’introduzione degli ammortizzatori sociali in deroga al settore della pesca, attivando, subito dopo, una massiccia campagna informativa presso le marinerie siciliane sulle opportunità offerte dallo strumento di sostegno al reddito. Siamo firmatari del verbale di Accordo finalizzato all’attivazione della cigs in deroga nel settore della pesca firmato il 6 febbraio 2009 presso la Direzione Marittima di Palermo e il 29 settembre 2009 presso la Direzione Marittima di Catania. Abbiamo instaurato da subito relazioni stabili con Federcoopersca, AGCI e Lega pesca nonché con l’Assessorato Regionale Cooperazione Commercio Artigianato e Pesca sedendo al tavolo tecnico sul FEP. Siamo presenti in Consiglio Regionale della Pesca, organismo tecnico presieduto dall’Assessore regionale al ramo che esprime pareri obbligatori sulla politica della pesca. Abbiamo per primi posto all’attenzione delle istituzioni, l’anomalia contenuta nell’art.4-ter del decreto legge n.97/2008, convertito con legge 129/2008 e nel decreto interministeriale 44768/2008 laddove il personale imbarcato dalle imprese della piccola pesca, regolamentato dalla legge 250/58, non trovando applicazione il CCNL nazionale restano fuori dall’ambito di applicazione degli ammortizzatori sociali. Giace dal 6 agosto scorso, in Assessorato regionale al lavoro, una nostra proposta di accordo per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga al personale imbarcato di imprese del settore della piccola pesca di cui alla legge 250/58. Abbiamo siglato un protocollo con il Governo della regione promuovendo alcuni interventi legislativi finalizzati a ridurre l’impatto sull’ambiente di certa pesca irregolare, a restituire competitività a settore anche attraverso misure dirette alla finanza agevolata.
Abbiamo presentato una proposta di Testo Unico al parlamento siciliano sulla quale stiamo lavorando con la Commissione attività produttive dell’ARS al fine di consegnare agli operatori del settore un corpus normativo di facile lettura ed applicazione. La leva della comunicazione, attraverso l’ausilio di un sito dedicato, ha avvicinato ancora di più la nostra O.S. agli operatori della pesca e non solo. Per Ugl Agroalimentare Sicilia è necessario promuovere il rilancio del settore della pesca attraverso l’accelerazione delle procedure burocratiche relative ai finanziamenti di cui ai Bandi FEP e mettere mano al riordino legislativo del settore attraverso un Testo Unico per restituirne chiarezza normativa.
Occorre introdurre interventi mirati alla riqualificazione dei porti pescherecci, al miglioramento dell’impiantistica a terra, agli impianti di acquacoltura e maricoltura, alla modernizzazione dei natanti da pesca, al sostegno dei redditi dei pescatori, favorendo le attività di pesca turismo e itti-turismo, all’individuazione di strumenti agevolativi per garantire la ricollocazione dei pescatori investiti della chiusura dell’attività di pesca per effetto delle demolizioni definitive dei pescherecci vetusti, in attuazione di quanto sancito dalle direttive comunitarie.
È indispensabile adottare norme dettagliate per la concessione di aiuti ai settori, della pesca dell’acquacoltura e della trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, garantendo al contempo che i settori in questione mantengano la propria Redditività economica.
A tal fine è necessario individuare un numero limitato di obiettivi prioritari di intervento e indirizzare gli aiuti strutturali all’acquacoltura, alla pesca nelle acque interne, alla trasformazione e alla commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura verso le microimprese e le piccole e medie imprese, attribuendo priorità alle microimprese e alle piccole imprese.
E’ utile promuovere un marchio di qualità e provenienza delle specie ittiche pescate dalle imprese siciliane, puntando su una politica di filiera corta e certificazione dei prodotti ittici e dei loro processi, attraverso l’utilizzo di apposito Piano di promozione e valorizzazione delle specie ittiche pregiate e cosiddette “eccedentarie”. Vanno cancellati i Consorzi di ripopolamento ittico, macchine mangia soldi che non hanno inciso nella direzione dello sviluppo della pesca artigianale che dovrà avvenire, con sistemi ecocompatibili, dotando la Sicilia dei Piani di gestione locale, strumento indispensabile per il rilancio della piccola pesca artigianale. Occorre puntare sui Distretti produttivi posti in rete con i Consorzi che dovranno gestire i Piano di Gestione Locali (PGL), come previsto dall’art.37, lettera m) del Regolamento (CE) n.1198/2006.
Occorre, infine, rivedere il dialogo con le altre OO.SS. per rafforzarne l’intesa verso un potenziamento del dialogo sociale di settore, vera leva per contribuire al rilancio della pesca siciliana.
Va in tal senso la richiesta di Ugl Agroalimentare di individuare il percorso più breve che possa consentire la firma del CCNL di settore.

sabato 5 dicembre 2009

NUOVE PROSPETTIVE DI CRESCITA PER I COMPARTI AGRICOLO E FORESTALE


Sindacato Nazionale UGL Agricoli e Forestiali
Relazione del Segretario Nazionale
dott. Antonino Cosentino (nella foto il secondo da sinistra verso destra)

Roma 2 dicembre 2009

Care amiche delegate, cari amici delegati, graditi ospiti,

un saluto a tutti voi e grazie per la vostra presenza al 3°Congresso della Federazione Agroalimentare che ci apprestiamo a celebrare, rappresenta il momento più alto della vita della nostra Organizzazione.
Esso costituisce non solo una straordinaria opportunità per verificare ciò che siamo stati in questi ultimi 4 anni ma, il momento della costruzione del progetto nel quale sceglieremo di impegnarci a partire da domani.
Noi siamo oggi chiamati, seppur nella dimensione di Federazione, a determinare ciò che vogliamo, ovvero l’impegno di tutta l’UGL nei prossimi quattro anni.
Abbiamo attraversato nuovi periodi della vita della nostra Organizzazione nel segno di un cammino chiaro e definito, grazie all’impegno sicuramente sempre difficile, ma certamente marcato da sufficienti certezze e cioè al modo di essere sindacalista del nostro Segretario Generale”Renata Polverini”.
Ritorna nella nostra Organizzazione una fase, nella quale riprendere il bagaglio importante di valori e di riferimenti che ci appartengono con una “nuova cassetta degli strumenti di lavoro” come ripete il ns. Segretario Generale, che dal 2006 ci vengono forniti, ci porta ad avere l’opportunità di scommetterci nelle vicende sindacali, che guardano con nuova attenzione al mondo del lavoro e che producano nuove politiche di eguaglianza e di inclusione.
Il prevalere, ancora, nel mondo di elementi di governo che hanno, nella finanza soprattutto, il loro riferimento, ha prodotto crescenti e, talvolta, insopportabili difficoltà.
Le soluzioni perseguite, funzionali al sistema di riferimento, quello finanziario come appena detto, hanno, soprattutto, esplorato da un lato l’accelerazione dello sviluppo tecnologico, dall’altro la corsa all’abbattimento dei costi di produzione e, quindi, soprattutto di alcuni segmenti del costo del lavoro.
E tutto ciò, specie in riferimento all’abbattimento del costo del lavoro, senza calcolarne sino in fondo le conseguenze per quanto esso avrebbe significato e prodotto sul piano dei consumi, molla centrale dell’intero sistema, particolarmente in quelle aree del cosiddetto “mondo occidentale”, producendo a latere la cultura della progressiva de-responsabilizzazione sociale dell’impresa.
Il quasi totale abbandono di ogni sorta di politica della ricerca, le azioni destrutturanti portate avanti nella società, l’ossessivo coltivare l’apparire e la quotidianità, lo scambio semplice, l’abbandono delle nostre produzioni agricole, l’ammiccamento costante, velato od esplicito, hanno portato il nostro Paese sulla soglia di una grave dipendenza nel settore Agroalimentare.
A nulla vale controbattere che, in questo contesto, convivono e coabitano realtà e nicchie d’eccellenza, senza avere il pudore di ammettere che esistono fasce sempre più imponenti della società che in pochi anni, sul piano economico, hanno fatto più che un passo indietro.
E ciò che è grave è che tutto questo è, non solo il frutto della crisi economica che investe la globalità, ma la risultante di una politica scelta e voluta, che ha spostato l’equilibrio economico verso il ventre molle della società italiana, oggi costituito dal “ popolo della partita IVA”, dai professionisti in genere e da corposi segmenti di quel commercio della grande distribuzione.
È evidente che l’Italia è attraversata, già da qualche anno, da contraddizioni forti e crescenti, che ne indeboliscono il tessuto economico. Il nostro Paese è sempre più incapace di affrontare e risolvere i vecchi problemi ancora non risolti, così come le nuove sfide che provengono dal mutare dei commerci e dalla nuova situazione internazionale del lavoro.
Nel Mezzogiorno, considerato prevalentemente assistito e fatto soprattutto di impiego nel settore pubblico, la caduta del pil è, infatti, notevole.
Non è un fatto nuovo.
Per tanti anni il Sud è stato strumentale rispetto ai programmi del Nord:
Con le sue persone formate che si spostano a seconda delle esigenze della parte sviluppata;
Con il suo mercato di consumo utilizzato come piazza di sbocco per le industrie nazionali;
Con gli stessi fondi strutturali usati per finanziare fabbriche dell’industria nazionale che, al momento opportuno, utilizzati i finanziamenti ricevuti, venivano chiuse; con i suoi territori dove localizzare gli impianti, per esempio di raffinazione, magari già obsoleti che nessuno voleva.
E nei momenti difficili, proprio il Sud paga il conto più salato: perché se in quest’area si perde un posto di lavoro si perde l’unico posto che si ha in famiglia; se diminuiscono le esportazioni l’azienda chiude.
Oggi occorre concepire uno sviluppo diverso, specie nel campo dell’energia, per discutere degli investimenti dell’eolico e dello sviluppo tecnologico dell’energia solare.
Nonostante le nostre strade siano sempre in salita, abbiamo inaugurato
una nuova fase con il nostro Segretario Generale, Renata Polverini.
Attestate le regole, costruite le tutele minime, ci siamo incamminati per affermare nuovi diritti e per conquistare nuove opportunità.

L’UGL chiede:
misure e finanziamenti alle imprese del settore agricolo al fine di favorire ed incrementare l’occupazione;
politiche di filiera che riqualificano le nostre produzioni agricole e nel contempo sviluppano la produzione e la trasformazione del prodotto del settore industriale;
una migliore offerta dei prodotti della terra e un’incisiva ed efficace commercializzazione delle produzioni.
La qualità dei prodotti alimentari italiani non teme confronti ma nel mondo .
Bisogna richiedere la certificazione del luogo di origine degli alimenti.

La Forestazione
L’Italia è fatta per un terzo di boschi e foreste ,
un patrimonio “in”produttivo minacciato dalla reiterata proposta di abolizione e/o di riduzione delle comunità montane, reso debole dai continui tira e molla del finanziamento del fondo ordinario della forestazione, inerente in particolare la forestazione calabrese.
L’azione degli operai forestali non può più limitarsi
alla prevenzione degli incendi estivi, deve diventare parte intergrande di un piano per la tutela del territorio, e per lo sviluppo e la creazione di nuove attività collegate alla produzione di legno per le aziende del settore del mobile e di altre attività industriali da sviluppare al fine della salvaguardia del territorio e dell’incremento dell’occupazione.
L’Ugl propone al suo 3° congresso di:
- assumere ogni iniziativa, anche di lotta, utile e necessaria a garantire il rifinanziamento dei fondi per i forestali calabresi e l’integrità degli stanziamenti per il fondo ordinario della forestazione;
- aprire con le controparti istituzionali e imprenditoriali una grande vertenza sulla forestazione per sviluppare l’aspetto produttivo del patrimonio boschivo (produzione di legno e suoi derivati) integrandolo con il tradizionale ruolo della forestazione di prevenzione dai dissesti idrogeologici, difesa del territorio e delle aree montane;
- negoziare e rinnovare il CCNL dei lavoratori forestali, in scadenza a dicembre 2009,
- non distogliere dalla forestazione i fondi europei e i finanziamenti della Pac ad essa destinati e destinabili;
- salvaguardare e riqualificare il ruolo e le funzioni delle comunità montane.

Consorzi di Bonifica
L‘UGL considera necessaria l’attività dei consorzi di bonifica,ribadisce, la ferma contrarietà all’abolizione dei consorzi di bonifica, enti indispensabili alla difesa del suolo e alla gestione delle acque irrigue.

La Pesca
Il governo italiano, per la prima volta ,
ha concesso ai pescatori uno specifico ammortizzatore sociale, che ha dato un po’ di respiro a questo specifico settore del sistema agroalimentare italiano.
Sarà il collega Peppe Messina ad illustrare meglio le problematiche ,di un settore dove siamo presenti da qualche anno con grande soddisfazioni per le deleghe acquisite e le attività svolte.

Il Lavoro
Oltre un terzo delle giornate prestate in agricoltura sono in nero.
Queste considerazione viene fatta in quanto migliaia di lavoratori del settore sono senza assistenza e previdenza in considerazione altresì dell’alterazione del mercato del lavoro e della competività delle imprese.

L’Ugl e le organizzazioni datoriali,
Hanno sottoscritto l’avviso comune per l’emersione del lavoro nero che, anche se no del tutto applicato, ha consentito ed incentivato l’emersione di prestazioni irregolari con un incremento delle giornate lavorate.

I Voucher

L’UGL, ritiene il voucher uno strumento per i lavori agricoli occasionali, da usare per brevissimi periodi in aggiunta ai lavoratori stagionali.
È stata una nuova stagione sindacale delle parole d’ordine che non venivano dal basso, bensì frutto dell’illuminata attenzione che proveniva dall’alto in modo nuovo, moderno ed efficace.
La risposta dei lavoratori è stata la cartina tornasole di tale cambiamento. Infatti, quest’ultimi hanno guardato all’UGL non più solo come un luogo dove parlare e confrontarsi, pianificare strategie, prepararsi a nuove azioni di lotta ma, più concretamente, come organizzazione sociale capace di incarnare una valida alternativa.
Pertanto, dobbiamo proseguire su ciò che abbiamo iniziato a seminare ed inaugurare un nuovo momento storico che riscriva le regole delle pari dignità a partecipare, per aver riconosciuti il giusto ruolo, i giusti diritti.
Forti sollecitazioni devono scuotere il corpo del sindacato in generale e della nostra Organizzazione in particolare, partendo dai luoghi di lavoro, far ripartire una stagione di confronto che non sia solo sui singoli problemi, ma sull’essenza di ciò che siamo e sul valore del pluralismo.
Per ciò che ci riguarda, come UGL riteniamo di continuare con CGIL, CISL e UIL un sano antagonismo dialettico, sia sul piano sindacale che progettuale, per il rispetto e la dignità dei lavoratori.
Questi quattro anni, seppur con qualche sussulto sono trascorsi assai velocemente. I problemi che abbiamo affrontato non hanno mai fatto rallentare il nostro cammino, la nostra presenza, la nostra incisività. La coesione del gruppo dirigente è sicuramente cresciuta e la vita della nostra Organizzazione ne ha ricevuto benefici. Credo che dei valori di cui siamo portatori sia cresciuta la consapevolezza nostra, e dei nostri interlocutori esterni.
Le istituzioni, come le aziende, hanno trovato in noi, controparti leali, duttili ma non malleabili. Abbiamo dato rispetto e lo abbiamo preteso. Non ci siamo, credo mai, sottratti agli impegni ed abbiamo sempre cercato di ampliare lo spazio delle scommesse per difendere i lavoratori, donne, uomini, giovani ed anziani, che hanno creduto all’azione dell’UGL.
Care Amiche, Cari Amici,
Oggi vi chiedo di poter fare ancora un pezzo di strada insieme. Ci attendono importanti scommesse, prima fra tutte quelle di ridare dignità e “valore” al nostro mondo. É una partita che possiamo vincere, che certamente vinceremo!
Consentitemi, in conclusione, di ringraziarvi tutti per l’impegno ed i sacrifici affrontati quotidianamente, consentitemi di ringraziare tutti coloro che, iscrivendosi all’UGL, credono in noi, coloro che la scelgono e la sceglieranno.
Insieme a loro, permettetemi di rivolgere il mio “grazie” a tutti i delegati dei vari livelli congressuali che ci hanno consentito di essere qua oggi, alle nostre famiglie, non ultimi agli uomini ed alle donne che ci collaborano con impegno e dedizione, a tutti i nostri operatori del Patronato ENAS ed del CAF.
Insomma, grazie a tutti!

martedì 23 settembre 2008

SPUNTI DI RIFLESSIONE PER UN NUOV PIANO DI ADEGUAMENTO DELLA PESCA DEL TONNO ROSSO


A seguito dell’approvazione del Regolamento (CEE) n.2847/93 del Consiglio che ha istituito il regime di controllo sui contingenti di cattura del tonno rosso (art.21, paragrafo 4) nel Mediterraneo e nell’Atlantico; e dei successivi regolamenti disciplinanti i quantitativi oggetto di prelievo da parte delle flotta comunitaria, si sperava che il settore potesse beneficiare di un sistema di regole che avvantaggiasse gli operatori impegnati nelle attività di cattura del Thunnus Thynnus, meglio conosciuto come Tonno Rosso, creando i presupposti per nuova occupazione.
Il contenuto del Regolamento (CE) n.446/2008, pubblicato il 23 maggio scorso nella G.U.C.E. L 134/11, ha riportato all’attenzione la necessità di riaprire un tavolo di confronto a Bruxelles per rideterminare i contenuti del piano di gestione degli stocks comunitari di tonno rosso.
La situazione attuale è allarmante, la decisione del Commissario Borg di chiudere anticipatamente la pesca del tonno a causa di una sovrapproduzione, ha prodotto conseguenze disastrose per molte imprese tonniere italiane che hanno dovuto avviare le procedure di licenziamento di parte del personale imbarcato e operante a terra.
L’UGL non può non sottolineare il fallimento delle leggi e dei regolamenti comunitari che hanno mal disciplinato sino a d oggi il piano di gestione dei contingenti di cattura del tonno rosso.
Alla decisione di chiusura anticipata della pesca del tonno del giugno scorso ha fatto seguito la presentazione, nei giorni scorsi, di un ricorso alla Corte di Giustizia Europea da parte di un gruppo di imprese tonniere, per chiedere il risarcimento dei gravi danni (mancato fatturato)causati dalla scelta di chiudere con anticipo la campagna di pesca per il 2008.
Occorre ad avviso della UGL, in una visione moderna e prospettica, rivedere le regole e mettere mano ad un piano di adeguamento della pesca del tonno rosso che, nel rispetto dell’ambiente e della capacità di riproduzione degli stock ittici, rilanci l’economia intorno ad un settore strategico per il bilancio ittico nazionale; settore appesantito dalla crisi dovuta al caro-gasolio, dalle scelte non sempre condivisibili dell’UE e da un quadro normativo opinabile che ha paradossalmente contribuito a pregiudicare i livelli di produttività delle imprese tonniere, determinando un abbassamento del numero dei lavoratori occupati.

L’UGL, in tal senso, ritiene che si debbano rivedere alcune cose:
• Aumento quota tonno per l’Italia;
• Nuovi meccanismi di compensazione;
• Nuove norme che regolino i controlli attraverso un diverso sistema di monitoraggio delle catture, di dichiarazione tempestiva dei prelievi di tonno rosso;
• Norme diverse che regolino l’attività di cattura effettuata dalla flotta tonniera rispetto alla pesca artigianale;
• Nuove procedure di comunicazione dei dati satellitari riguardanti gli spostamenti delle imbarcazioni;
• Diverse procedure di comunicazione al porto di sbarco del tonno rocco catturato dalle imbarcazioni della pesca artigianale.
• Ampliamento dei periodi di pesca del tonno rosso in sintonia con i dati biologici.
In ultimo, con riferimento alla pesca artigianale ed alla pesca cosiddetta accidentale del tonno rosso, si precisa che secondo la scrivente O.S. occorre abolire la procedura che obbliga i piccoli pescatori a recarsi nel più vicino porto autorizzato per lo sbarco del tonno rosso ed a comunicare almeno ¾ ore prima l’avvenuta cattura. Sarebbe più semplice, per esempio, che l’operazione di sbarco potesse avvenire in un qualsiasi porto di sbarco alla presenza di un nucleo di Vigili Urbani dell’Annona che possano certificare lo sbarco ed acquisire un’autocertificazione del pescatore che dichiara la cattura e il peso.

giovedì 14 febbraio 2008

LA PESCA SICILIANA: DALLA CRISI AL RILANCIO


Il comparto della pesca siciliana attraversa una fase di profonda crisi dettata da innumerevoli causali non solo endogene al sistema. La politica peschereccia ha registrato una battuta d’arresto negli ultimi due anni a causa di scelte di indirizzo politico nazionale che hanno allontanato il settore dai tavoli di confronto che contano. La filiera della pesca nazionale ha puntato, negli anni scorsi su politiche di investimento che hanno fortemente penalizzato la pesca siciliana a vantaggio della piscicoltura del Nord penalizzando i livelli occupazionali. Basterebbe pensare all’ingente flusso di importazioni di prodotto ittico necessario per soddisfare la domanda interna di consumo.
La Pesca siciliana per dati strutturali rappresenta circa il 30% dell’intera flotta peschereccia nazionale, e ciò nonostante la riduzione di naviglio attivata a seguito della crisi provocata dall’innalzamento di alcune voci si costo come il gasolio che incidono per più del 50% sul bilancio dell’impresa ittica. Le unità da pesca iscritte nei Compartimenti Marittimi siciliani sono complessivamente 3674 (fonte Dipartimento Regionale pesca – anno 2007) per un tonnellaggio (GT) pari a 73.820 di cui il 70/ opera nella piccola pesca artigianale ed il 30% nella media/grande pesca (quasi la totalità iscritte nel Compartimento Marittimo di Mazara del Vallo, nonché Sciacca,, Porto Palo di Capo Passero). I natanti da pesca per il 68% registrano una vetustà superiore a 20 anni, per il 24/ superiore a 15 anni e la rimanente parte inferiore a 10 anni. Gli addetti iscritti nei Registri della Gente di Mare preso le Capitanerie di Porto sono circa 8.000. L’UGL non può sottrarsi da una responsabilità istituzionale che è quella di contribuire con gli strumenti a disposizione al rilancio del comparto a garanzia dei livelli occupazionali e del miglioramento delle generali condizioni di lavoro del personale imbarcato e di quello operante a terra negli impianti di lavorazione e trasformazione dei prodotti ittici. Il ruolo della O.S. è fondamentale in un settore regolamentato da un Contratto che prevede la compartecipazione agli utili da parte del marittimo imbarcato. Ciò significa che il personale tutto partecipa ai rischi d’impresa, in un settore che si fonda sull’ìincertezza dei ricavi dovuti alla particolarità dell’attività economica: la cattura di specie ittiche ad elevato valore commerciale in un mare sempre meno pescoso e sempre più ingolfato dal passaggio di navi mercantili di grandi dimensioni con notevole rischio di incidenti e da Stati frontalieri che unilateralmente tracciano la propria Zona Economica Esclusiva ( ZEE) in barba alle convenzioni internazionali (vedi il caso della Libia). L’UGL è l’O.S. che fonda la propria azione a sostegno del lavoratore, in tal senso ha in corso di elaborazione un pacchetto di proposte per il rilancio dell’intera filiera della pesca partendo proprio a monte del processo: la salvaguardia della categoria della gente di mare che rappresenta l’anello debole del sistema. E’ allo studio un disegno di legge regionale il cui impianto normativo modernizzi il settore dal punto di vista regolamentare e gestionale attraverso lo snellimento delle procedure burocratiche e l’individuazione di un regime di aiuti compatibili con lo Strumento comunitario della pesca denominato FEP (entrato in vigore il 04/09/2006 ed adottato con Regolamento del 27/03/2007) e ridefinisca il ruolo del personale imbarcato in termini di sistema di incentivi economico-giuridici che migliorino, anche dal punto di vista contrattuale, le condizioni complessive di lavoro. Occorre rilanciare la questione della modernizzazione del settore per garantire un futuro occupazionale in regime di sicurezza dato che il naviglio siciliano è il più vetusto d’Europa con ovvie ripercussioni sulla sicurezza in mare.
Molto si deve e può farsi per dotare la Sicilia di strumenti moderni derivanti dal Piano Strategico Nazionale che possano restituire ai siciliani il primato della mediterraneità della pesca.
L’UGL è pronta a vincere la scommessa con il sostegno dei marittimi, veri protagonisti del successo di un settore strategico per l’economia complessiva della Regione Siciliana.