CAMPAGNA TESSERAMENTO UGL 2012

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Lavorare é Crescere

UGL 1950-2010

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60 ANNI DI STORIA A FIANCO DEI LAVORATORI

domenica 6 dicembre 2009

“LINEE PROGRAMMATICHE PER UNA PESCA RESPONSABILE"


FEDERAZIONE NAZIONALE AGROALIMENTARE
III° CONGRESSO NAZIONALE

“Superare la crisi – dialogo sociale – fermi sui diritti e sui valori”

Relazione del Segretario Federazione Agroalimentare Sicilia
Dott Giuseppe Messina

Roma
Hotel Cicerone – 3/4 dicembre 2009

Care colleghe, cari colleghi,

il processo di globalizzazione e l’internazionalizzazione dei mercati su scala mondiale hanno provocato effetti dirompenti sul piano economico e sociale, determinando il consolidarsi della cosiddetta “società liquida”.
La crisi prima che di ordine finanziario ha toccato la scala dei valori sulla quale si fonda la società italiana con il conseguente amplificarsi del divario tra fasce abbienti e ceti poveri della popolazione. Occorre riscrivere le regole poste a governo delle scelte economico-politiche non solo in materia finanziaria ma anche e soprattutto in tema di politiche sociali e del lavoro, ponendo al centro delle scelte i valori. Il processo di cambiamento dovrà essere incentrato sulla qualità delle scelte, attraverso percorsi condivisi e incentrati sul dialogo sociale eticamente sostenibile. La tutela del lavoro deve costituire il paradigma sul quale costruire politiche europee coerenti con la Strategia di Lisbona che mirino ad introdurre modelli di sviluppo solidali ed incentrati sul complessivo miglioramento della qualità di vita dei lavoratori. E’ necessario modernizzare l’industria agroalimentare, ed al suo interno la pesca, attraverso l’innovazione tecnologica dei processi e l’internazionalizzazione dei prodotti. Occorre incentivare la lotta contro le frodi, contro il lavoro irregolare, migliorando le condizioni di sicurezza dei pescatori operanti a bordo delle imbarcazioni da pesca come degli addetti impegnati nelle strutture a terra. Abbiamo il dovere di fornire risposte adeguate a chi opera nel settore garantendo produzione e occupazione, la pesca soffre il difforme rispetto della applicazione delle norme da parte di chi importa prodotto privo di elementi conoscitivi. Puntare sulla competitività della pesca italiana è necessario ed imprescindibile, ma non è sui prezzi che si gioca la partita né sulla intrinseca qualità della specie ittica, semmai sulla cosiddetta “qualità di processo”. La tracciabilità dei prodotti dal momento della cattura al consumo finale, la possibilità cioè per il consumatore di riconoscere in trasparenza l’intero percorso di filiera è determinante per porre a riparo il sistema dalle ingerenze esterne di una globalizzazione senza regole.
La legge 99/2009 all’art.18 prevede proprio l’attivazione di quelle le azioni a tutela della qualità delle produzioni agroalimentari e della pesca per contrastare le contraffazioni, rendendo obbligatorie le informazioni a tutele del consumatore.
Il nuovo regime di controlli nel settore della pesca, varato, lo scorso 20 novembre, dal Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura e della pesca dell’Unione Europea percorre proprio questa direzione perché riscrive le regole della PCP (Politica Comune Pesca) in tema di trasparenza gestionale lungo tutta la filiera della pesca.
Ripercorre i temi della trasparenza la recente conversione del Decreto-legge 25 settembre 2009, n.135, da parte di Camera e Senato, che introduce disposizioni in materia di fascicolo aziendale delle imprese di pesca che dovrà contenere i dati relativi agli impianti, alle quote, alle quantità di pescato, alle dotazioni strutturali, agli equipaggi ed agli esiti dei controlli, delle ispezioni e dei pagamenti effettuati nei confronti di ciascuna impresa o beneficiario, sulla scorta delle disposizioni impartite dalla Autorità di Audit di cui all’art. 58, paragrafo, lettera c) del regolamento (CE) n.1198/2006 (istitutivo del FEP).
Il fascicolo aziendale dovrà costituire un punto di forza per la nostra O.S. nella misura in cui sapremo organizzare nel territorio, attraverso lo strumento della Convenzione ministeriale, una rete capillare di Centri di Assistenza per la gestione dei fascicoli aziendali delle imprese di pesca. Per far questo diviene imprescindibile che Ugl Agroalimentare cominci a ragionare intorno alla grande opportunità di strutturarsi su tutto il territorio nazionale, mettendo a disposizione la forza della competenza, della profonda conoscenza delle dinamiche del settore e della passione nell’affrontare da sempre i cambiamenti della pesca italiana. Occorre puntare su una classe dirigente che possa rappresentare l’interfaccia operativa nelle marinerie, fornire adeguate risposte al pescatore che ha necessità di certezze in un contesto legislativo farraginoso che ha influito negativamente sulla perdita di competitività. L’esperienza in Sicilia dimostra che tanto può farsi, enormi sono gli spazi, la gente ha bisogno di dialogare, essere ascoltata, si aspetta da noi risposte certe. I risultati ottenuti in termini non solo di adesioni alla nostra O.S. ma anche di condivisione dei nostri progetti hanno posto Ugl Agroalimentare Sicilia al centro del dibattito regionale introno alle questioni che caratterizzano la crisi della pesca siciliana.
Diversi sono i risultati ottenuti in poco meno di 18 mesi di attività sul territorio a testimonianza che quando si è presenti sul territorio, nelle marinerie, attraverso il dialogo si riesce a conquistare la fiducia del pescatore.
In Sicilia è legge la formazione obbligatoria ai pescatori, frutto di un progetto di legge presentato dalla nostra O.S. in ARS ( Assemblea Regionale Siciliana) che è divenuto norma inserita nella legge approvata lo scorso 30 aprile dal Parlamento siciliano. Abbiamo animato il dibattito propedeutico per l’introduzione degli ammortizzatori sociali in deroga al settore della pesca, attivando, subito dopo, una massiccia campagna informativa presso le marinerie siciliane sulle opportunità offerte dallo strumento di sostegno al reddito. Siamo firmatari del verbale di Accordo finalizzato all’attivazione della cigs in deroga nel settore della pesca firmato il 6 febbraio 2009 presso la Direzione Marittima di Palermo e il 29 settembre 2009 presso la Direzione Marittima di Catania. Abbiamo instaurato da subito relazioni stabili con Federcoopersca, AGCI e Lega pesca nonché con l’Assessorato Regionale Cooperazione Commercio Artigianato e Pesca sedendo al tavolo tecnico sul FEP. Siamo presenti in Consiglio Regionale della Pesca, organismo tecnico presieduto dall’Assessore regionale al ramo che esprime pareri obbligatori sulla politica della pesca. Abbiamo per primi posto all’attenzione delle istituzioni, l’anomalia contenuta nell’art.4-ter del decreto legge n.97/2008, convertito con legge 129/2008 e nel decreto interministeriale 44768/2008 laddove il personale imbarcato dalle imprese della piccola pesca, regolamentato dalla legge 250/58, non trovando applicazione il CCNL nazionale restano fuori dall’ambito di applicazione degli ammortizzatori sociali. Giace dal 6 agosto scorso, in Assessorato regionale al lavoro, una nostra proposta di accordo per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga al personale imbarcato di imprese del settore della piccola pesca di cui alla legge 250/58. Abbiamo siglato un protocollo con il Governo della regione promuovendo alcuni interventi legislativi finalizzati a ridurre l’impatto sull’ambiente di certa pesca irregolare, a restituire competitività a settore anche attraverso misure dirette alla finanza agevolata.
Abbiamo presentato una proposta di Testo Unico al parlamento siciliano sulla quale stiamo lavorando con la Commissione attività produttive dell’ARS al fine di consegnare agli operatori del settore un corpus normativo di facile lettura ed applicazione. La leva della comunicazione, attraverso l’ausilio di un sito dedicato, ha avvicinato ancora di più la nostra O.S. agli operatori della pesca e non solo. Per Ugl Agroalimentare Sicilia è necessario promuovere il rilancio del settore della pesca attraverso l’accelerazione delle procedure burocratiche relative ai finanziamenti di cui ai Bandi FEP e mettere mano al riordino legislativo del settore attraverso un Testo Unico per restituirne chiarezza normativa.
Occorre introdurre interventi mirati alla riqualificazione dei porti pescherecci, al miglioramento dell’impiantistica a terra, agli impianti di acquacoltura e maricoltura, alla modernizzazione dei natanti da pesca, al sostegno dei redditi dei pescatori, favorendo le attività di pesca turismo e itti-turismo, all’individuazione di strumenti agevolativi per garantire la ricollocazione dei pescatori investiti della chiusura dell’attività di pesca per effetto delle demolizioni definitive dei pescherecci vetusti, in attuazione di quanto sancito dalle direttive comunitarie.
È indispensabile adottare norme dettagliate per la concessione di aiuti ai settori, della pesca dell’acquacoltura e della trasformazione e commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, garantendo al contempo che i settori in questione mantengano la propria Redditività economica.
A tal fine è necessario individuare un numero limitato di obiettivi prioritari di intervento e indirizzare gli aiuti strutturali all’acquacoltura, alla pesca nelle acque interne, alla trasformazione e alla commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura verso le microimprese e le piccole e medie imprese, attribuendo priorità alle microimprese e alle piccole imprese.
E’ utile promuovere un marchio di qualità e provenienza delle specie ittiche pescate dalle imprese siciliane, puntando su una politica di filiera corta e certificazione dei prodotti ittici e dei loro processi, attraverso l’utilizzo di apposito Piano di promozione e valorizzazione delle specie ittiche pregiate e cosiddette “eccedentarie”. Vanno cancellati i Consorzi di ripopolamento ittico, macchine mangia soldi che non hanno inciso nella direzione dello sviluppo della pesca artigianale che dovrà avvenire, con sistemi ecocompatibili, dotando la Sicilia dei Piani di gestione locale, strumento indispensabile per il rilancio della piccola pesca artigianale. Occorre puntare sui Distretti produttivi posti in rete con i Consorzi che dovranno gestire i Piano di Gestione Locali (PGL), come previsto dall’art.37, lettera m) del Regolamento (CE) n.1198/2006.
Occorre, infine, rivedere il dialogo con le altre OO.SS. per rafforzarne l’intesa verso un potenziamento del dialogo sociale di settore, vera leva per contribuire al rilancio della pesca siciliana.
Va in tal senso la richiesta di Ugl Agroalimentare di individuare il percorso più breve che possa consentire la firma del CCNL di settore.

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